Recensione di Parnassus
Jacopo Belbo | nov 02, 2009 | Commenti 2

Locandina di Parnassus
Dopo la prova tutto sommato anonima di “Tideland”, Terry Gilliam tira fuori l’ ennesimo coniglietto incantato dal cilindro. Voler a tutti i costi finire un film nonostante la morte dell’attore di maggior richiamo è stata una mossa coraggiosa, certo, ma anche l’occasione per rendere il suo film una girandola pirotecnica di effetti speciali e di colpi di bravura registica; sostituire Heath Ledger nelle parti ancora non filmate con i cameo di Johnny Depp e Jude Law (oltre a Colin Farrel la cui parte è più sostanziosa , e nell’economia della storia è giusto che sia così) non fa altro che sottolineare la sua abilità di regista assolutamente anticonvenzionale.
Una per tutte: la maschera sul volto di Ledger che si solleva e rivela Johnny Depp – oltre che provocare il solito sospiro delle ragazze presenti, anche e sopratutto di quelle over 50 - è un vero colpo d’ala di regia,perfettamente funzionale e integrata col momento narrativo. Per non parlare della felicissima scelta di far interpretare a Tom Waits il ruolo del diavolo, un Mefistofele mai così mellifluo ma tutto sommato inoffensivo che fa venire in mente l’analogo personaggio interpretato da Oliver Reed in “Two of a kind”, a sua volta modellato sul diavolo di “Il Maestro e Margherita”.
Se è possibile muovere un appunto al regista è che le parti del film non ambientate nel modo reale sono così fantasmagoriche che forse Gilliam le avrebbe dovute realizzare completamente in animazione (personaggi umani compresi) come nei vecchi film dei Monthy Python; ma qui Gilliam ha tutt’altro budget, e si vede eccome, tanto quasi da far passare in secondo piano il plot che pure non è affatto banale: l’eterna ricerca dell’immortalità, il passare del tempo che invece fa comprendere quanto sia inutile essere immortali, il rapporto padre-figlia, l’amicizia, i divertimenti semplici di quando ancora non c’era la scatola magica e terribile della TV. Non a caso il Dottor Parnassus decide al termine del film di lasciare perdere i voli di fantasia e di impegnarsi in un apparentemente modesto spettacolo di burattini, come a dire che basta poco per vivere grandi avventure.
Ce ne vorrebbero ben di più di fiabe così.
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Bel film…va visto anche solo per l’ultima prova d’attore di Ledger
Antonio[Rispondi]