Recensione di Mine Vaganti
Pier | mar 12, 2010 | Commenti 2
Recensione di Mine Vaganti: Voto 8. Avvezzi ormai da anni allo stile cinematografico del regista Ozpetek, non ci stupiranno sicuramente i contesti tipici del suo far cinema: i ritrovi familiari a base di piacevoli chiacchierate condite da cibi succulenti, i segreti più o meno nascosti tra le mura domestiche di quelle famiglie apparentemente normali, l’affrontare in maniera drammatica o ironica quelli che sono i valori alla base di qualunque esistenza.
Questa volta il cineasta dalla origini turche ci sorprende subito con un pizzico di novità. Prima della proiezione è lo stesso Ozpetek che ci racconta di aver voluto narrare la vicenda (per la prima volta) non più nella sua capitale, ma nella città di Lecce. E subito, dalle poche parole espresse anche dal cast presente in sala, percepiamo pure che il velo di drammaticità (a volte pesante come nel suo “Saturno contro”), lascia il posto ad un´insolita, ma piacevole, vena di comicità, che a tratti sconfina in quel divertimento e umorismo – mai fini a se stessi – ma sempre forieri di riflessioni, discussioni e insegnamenti.
Molti i personaggi (con le relative loro vicende) che occupano la scena: la nonna, fulcro dell´intera vicenda, con la sua saggezza e il suo costante ricordo dell´amore che fu, che ha le fattezze di una brava Ilaria Occhini (e Carolina Crescentini, da giovane); i severi, rigorosi e tradizionalisti genitori, impersonati rispettivamente da un grande Ennio Fantastichini e da una divertentissima Lunetta Savino; la zia dal bicchiere sempre in mano (e sempre pieno) Elena Sofia Ricci, in un ruolo a dir poco spassosissimo; il nuovo manager, chiamato in famiglia per dirigere l´azienda del padre (Nicole Grimaudo); i due fratelli protagonisti sopra tutti: Tommaso (l´uomo perfetto Riccardo Scamarcio diventato, nel frattempo, un attore di buon calibro) e Antonio, con il volto noto di Alessandro Preziosi, preso in prestito dal teatro e dalle fiction televisive dove siamo più abituati a vederlo.
Radunata la famiglia attorno al banchetto imbandito, per una riorganizzazione dell´azienda del padre, l´aspirante scrittore Tommaso (Scamarcio) sta per annunciare a tutti che la sua vera laurea non è stata conseguita in Economia e Commercio, che il lavoro nell´azienda di famiglia non sarà il suo futuro e che la sua vita sentimentale non rispecchia sicuramente i canoni di quanto i genitori si immaginano.
Ma un imprevisto del tutto inatteso non gli consente di rivelare all’intera famiglia il suo vero volto. Qualcun´altro sta per fare una sorprendente confessione che sconvolgerà gli equilibri familiari, oltre a quelli aziendali.
Fedele, come sempre, alla sua concezione della vita, Ozpetek, pur dando un´energica sterzata al suo solito registro narrativo, non manca di mettere a duro confronto i due vocaboli dai confini molto labili: normalità e diversità. E lo fa giocando con alcune situazioni grottesche e comiche (esilaranti sono le gag degli amici di Tommaso, quando arrivano nella casa patriarcale per qualche giorno, combinandone di tutti i colori), altre volte in modo più pacato e riflessivo, ma sempre facendo scorrere il dramma e la commedia sul binario della frivolezza, del divertimento e con un occhio di tutto riguardo al concetto di famiglia (soprattutto di quelle che, nel 2010, sembrano, per certi versi, voler vivere ancora nel Medioevo).
“Cosa conta realmente nella tua vita?”, sembra volerci interrogare Ozpetek per tutto il tempo del film.
“Come sei tu realmente, o come gli altri vorrebbero che tu fossi?”.
Le mine vaganti prima o poi sono destinate ad esplodere. A volte lo fanno troppo tardi, magari quando la morte è già sopraggiunta; ma sempre ci lasciano un profondo insegnamento: come quello che “la terra non potrà mai voler male all’albero che ha generato”.
L’importante è rendersene conto presto, senza dover aspettare (come nell’ultima, stupenda, scena del film) che sia la morte ad unirci tutti quanti, superando barriere e incomprensioni e permettendoci, finalmente, di poter condividere tutti quanti la vera felicità.
Pubblicato in: Recensioni e critiche
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Il film mi è piaciuto molto; è divertente e leggero anche se affornta temi seri. Ho trovato un po’ fuori posto solo gli amici gay di Scamarcio: troppo macchiette per un film che aveva comunque intenzioni serio. meba85[Rispondi]
Non poteva fare di meglio…Bellissimo film
Antonio[Rispondi]