Recensione di Happy family

Locandina di Happy Family

Ridere delle paure. Con la fantasia e la socializzazione. “Happy family” è dedicato a quanti sono presi dai tanti timori che attanagliano la nostra società, riguardanti anche le deviazioni da percorsi precostituiti. Ragion per cui i personaggi escono dai ruoli imposti e si mettono in gioco, in un racconto tratto dall’omonima commedia teatrale di Alessandro Genovesi (la cui sceneggiatura per la riduzione cinematografica è stata finalista al Premio Solinas) prodotta dal Teatro dell’ Elfo (dallo stesso Gabriele Salvatores co-fondato) e interpretata – tra gli altri – da Corinna Agustoni sia sul palcoscenico che sul set: è stata lei a segnalare lo spettacolo a Salvatores, con cui ha lavorato per parecchio tempo.

E lui, continuando a muoversi tra i generi, vent’anni dopo ha rimesso insieme la squadra di “Marrakech Express” con Diego Abatantuono e Fabrizio Bentivoglio.

Se il nucleo e lo spirito sono compresi nella citazione di Groucho Marx sull’assenza – nella vita – di una trama, la messa in scena si apre e chiude con un sipario mantenendosi in equilibrio tra realtà e finzione (il protagonista parla guardando la macchina da presa, dialoga con i suoi personaggi e pure il cane dice la sua).

Arriva così ad un finale – prima aperto, poi svelato rapidamente, estorto dai protagonisti – che rifà il verso a quello de “I Soliti sospetti” quale esaltazione del processo creativo a partire da pochi materiali a disposizione (buona parte della colonna sonora proviene da un vinile, mostrato, di Simon & Garfunkel). Non a caso il regista aveva consegnato agli attori, per la preparazione dei ruoli, scatole contenenti accenni di biografie e caratteri e qualche oggetto dei rispettivi personaggi.

Oltre che invito all’incontro (le due famiglie descritte appartengono a mondi diversi e separati), il film è soprattutto un divertito esercizio stilistico, che va dalle dominanti di colore all’omaggio a Milano in un videoclip in bianco e nero su Notturno di Chopin. Con una levità, però, dalla poca consistenza e una libertà dal respiro corto.

Pubblicato in: Recensioni e critiche

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  1. mina scrive:

    li provo tutti.nn si sa mai..he he grazie  [Rispondi]

  2. meba85 scrive:

    Film originale e molto piacevole. L’idea del finto finale è una trovata che ho apprezzato molto!  [Rispondi]

  3. Luca scrive:

    a me non è piaciuto per niente
    molto blando  [Rispondi]

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