Recensione di Amabili Resti
Pier | feb 09, 2010 | Commenti 1
“Questi sono gli amati resti, cresciuti attorno alla mia assenza.
Quelle connessioni a volte tenui, a volte costate grandi sforzi, ma sicuramente magnifiche, che accaddero dopo che me ne fui andata. Iniziai così a vedere le cose in un modo che mi permise di abbracciare il mondo pur non facendone parte”. Con queste parole cala il sipario sull’ultima fatica di quel Peter Jackson che il mondo intero ha conosciuto negli ultimi anni grazie a due pellicole: “King Kong” e la trilogia, nominata ad una serie di premi in tutto il mondo, “Il signore degli anelli”.
Nel 2002, un libro pubblicato senza alcuna anticipazione, si è rapidamente imposto all’attenzione del pubblico e della critica, diventando un classico dei nostri tempi. Stiamo parlando del secondo romanzo di Alice Sebold, “The Lovely Bones” (Amabili Resti). Apparentemente racconto noir dell’inquietante sparizione e omicidio di una ragazzina che vive nei sobborghi urbani, la storia di Susie Salmon assume presto dei connotati ben diversi, offrendo uno sguardo particolarissimo al concetto di vita oltre la morte.
Narrato da una voce che ormai non è più tra i comuni mortali, la pellicola descrive la morte come un inatteso momento di luce, bellezza e speranza.
Al centro del film troviamo la sincera, simpatica e coraggiosa Susie Salmon che, dopo aver lasciato la vita in età troppo giovane, ora veglia sui vivi da una dimensione quasi magica, in cui può avere tutto ciò che desidera e che immagina, ma da cui non potrà mai più tornare indietro per ricongiungersi a coloro che ama. Da questo mondo così distante dal nostro, Susie osserverà i suoi familiari e il modo in cui cercano di superare il dolore che li attanaglia, cercando di guidare suo padre e di aiutarlo a scoprire l’identità del suo assassino, che finora è riuscito a eludere la polizia. Rinforzata dall’amore e dalla compassione che nutre per chi ha lasciato sulla terra, Susie alla fine comprenderà che il suo destino è quello di andare avanti e di aiutare la sua famiglia a ritrovare la serenità.
Nonostante le vicende narrate siano illuminate da elementi magici e surreali (Peter Jackson ha sempre mostrato uno spiccato gusto per il mistero), in fondo a tutto si tratta di una storia semplice e molto suggestiva, che racconta del potere dell’amore; di come una famiglia continui ad amarsi nonostante un terribile lutto, riuscendo a mantenere vivo nei propri cuori il ricordo di chi non c’è più.
Accanto alla giovane protagonista (una promettente Saoirse Ronan, nota soprattutto per il ruolo nell’apprezzato film di Joe Wright “Espiazione”) si muove un cast di tutto rispetto: il padre, Mark Wahlberg (“Three Kings”, “La tempesta perfetta”, “The italian job”) protettivo e vulnerabile, sopraffatto dal senso di colpa e dal dolore; la madre Rachel Weisz (“The constant gardener”, due episodi de “La mummia”, “Il nemico alle porte”), donna molto umana alle prese col dubbio sulle sue capacità di moglie e madre; la nonna Susan Sarandon (“Thelma & Louise”, “Come d’incanto”, “Nemiche amiche”), personaggio fantastico, pieno di umorismo e di uno spiccato senso glamour, ricca di una grande energia che le permette di affrontare la dura realtà regalandoci un ruolo pieno di fascino e di complessità; il killer seriale Stanley Tucci (“Il diavolo veste Prada”, “Julie & Julia”, “Era mio padre”), sempre spinto dal desiderio di esplorare nuovi personaggi, e che oggi ci regala un freddo, anonimo vicino di casa, dalla vita molto pianificata ma guidato dai più bassi istinti predatori, che usa la sua normalità e calma apparente per mascherare un’anima oscura.
Offrendo una vera e propria mescolanza fra la vita terrena e il mistero dell’aldilà, Peter Jackson gioca in modo nuovo con quegli elementi fantasy che lo hanno reso famoso, radicando la storia in quel limbo fra cielo e terra, dagli straordinari effetti visivi, totalmente nuovo e surreale, popolato da oggetti simbolici che varcano le solite convenzioni visive sul mondo celestiale (il gazebo, le navi racchiuse nelle bottiglie, il campo di grano).
Una bellissima fotografia (di Andrew Lesnie) che sfoggia paesaggi e situazioni fantastiche, abbinata ad una colonna sonora che evoca le varie emozioni e reazioni psicologiche. Suoni celestiali che, colmando il vuoto tra cielo e terra, uniscono i due mondi senza spaccature, contribuendo a quell’atmosfera soprannaturale che porta la firma di Brian Eno, pioniere della “ambient music”, ex leader della band Roxy Music.
“Stavo in un orizzonte azzurro fra il cielo e la terra. I giorni non cambiavano e ogni notte sognavo lo stesso sogno. L’odore della paura. Il grido che nessuno ha sentito. Il battito del mio cuore come un martello sul chiodo. Mi sentivo chiamare dalle voci dei morti. Avrei voluto seguirla per trovare un’uscita; ma tornavo sempre alla stessa porta. E avevo paura … Perché sapevo che se lì fossi entrata, non sarei mai più uscita”.
Sarà solo alla fine che i sentimenti di vendetta, rabbia e odio verranno abbandonati, scoprendo la luce in fondo al tunnel di angoscia e disperazione per andare incontro ad una nuova splendida vita. Anche questo sarà un modo per crescere senza invecchiare. Al cinema dal 12 febbraio 2010
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Raro…unico…meraviglioso…(a mio parere) Antonio[Rispondi]