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Nel paese delle creature selvagge – Recensione e Critica

Locandina del film Nel Paese delle Creature Selvagge

Locandina del film Nel Paese delle Creature Selvagge

Spike Jonze dipinge con delicatezza e decisione le complesse caratterizzazioni psicologiche di un bambino di dieci anni, scavando in quel mondo “nascosto”quasi inaccessibile dove tutti i bambini si rifugiano e cercano spazi sicuri per la propria felicità.
L’inizio della pellicola presenta subito la personalità del piccolo protagonista (Max, questo il suo nome) che, in preda ad un improvviso raptus, rincorre, impugnando una forchetta come fosse un’arma, il suo gatto.
Aggressività, solitudine, voglia di libertà e di innocenza che il giovane Max custodisce nel suo animo complesso: inventa realtà fantasiose per i suoi giochi; costruisce igloo con la neve spalata fuori casa; cerca le attenzioni della (distante) sorella; si imbatte in “guerre” a palle di neve con ragazzi più grandi di lui che lo “calpestano” e tutto questo per il solo desiderio di ricevere attenzioni da parte di chi gli sta accanto.
Un ennesimo scatto d’ira, lo porterà ad uscire di casa ed iniziare a correre fino alla riva di un fiume che lo condurrà ad intraprendere il più importante, complicato ed affascinante viaggio che ci sia: quello dentro la propria anima.
Nel “Paese” in cui si ritroverà, arriverà a conoscere ogni lato del suo carattere ed ogni rapporto che ha instaurato con gli altri: ogni “creatura selvaggia” rappresenta un lato (selvaggio) del proprio animo e la trasfigurazione dei diversi rapporti gli faranno maturare la consapevolezza di affrontare difficoltà e situazioni complicate senza l’uso dell’aggressività ma con tanto spirito di comprensione e tolleranza.
Da subito, il piccolo Max cercherà le simpatie del più complesso ed “ambiguo” Carol; proverà a fidarsi di lui, a lasciare che la “creatura” possa fidarsi di lui ed instaurare una solida complicità.
Attraverso il dialogo e la condivisione di determinati aspetti di tristezza e malinconia, Carol riuscirà a trovare un punto di riferimento in Max e credere fortemente che qualcosa possa cambiare.
E’ logico, dunque, che all’occhio dello spettatore il rapporto tra Carol e Max è la trasposizione figurativa di un’anima che cerca di fidarsi di se.
Carol è Max, Max è Carol e quei suoi scatti d’ira incomprensibili ed il suo non riuscire a “trattenersi” in determinate cose porterà il protagonista “umano” a vedere, come attraverso uno specchio, i suoi immaturi limiti e superarli.
Max, inoltre, assisterà al rapporto che c’è tra lui (Carol) e la madre (KW); riuscirà a raggiungere cosa significhi occuparsi della serenità delle persone che ci vogliono bene e capire che non si può non avere dei limiti.
Il senso di protezione, di amore e di conflitto saranno impressi nella mente del piccolo ed anche la coscienza del proprio rapporto conflittuale con altre figure familiari (Judith/sorella) o con quella tanto desiderata ma irragiungibile con il padre (The Bull) lo condurrano alla “magia” della accettazione della sua esistenza.
Il ritorno dal “Paese” sarà doloroso ma efficace perchè Max non avrà più tempo per pensare solo a se stesso ma avrà il grande pregio di guardare negli occhi la propria madre, riconoscerla nella figura di “KW” e proteggerla con uno sguardo ed un sorriso che significano protezione, amore e comprensione.
Tutto questo è riportato sullo schermo in maniera più che egregia dal regista americano che, facendo ricorso ad una regia movimentata, ravvicinata e d’effetto riesce a trasmettere qualsiasi stato d’animo del piccolo protagonista e le diverse sfumature delle “creature selvagge”.
La scelta registica di Jonze è dunque efficace per il tipo di progetto e la rappresentazione scenica è ben costruita da una scenografia tanto semplice quanto suggestiva.
La struttura narrativa, inoltre, è capace di comunicare allo spettatore i diversi aspetti di una sceneggiatura complicata ma facilmente raggiungibile da ogni tipologia di pubblico.
Una pellicola fortemente riuscita che, oltretutto, in un paio di sequenze raggiunge livelli di altissimo cinema (la scena finale o la meravigliosa battaglia con le “palle di terra”), contornata da una colonna sonora (di Karen O) adattissima ad ogni situazione ed anello di congiunzione tra immagini ed emozioni.

Pubblicato in: Recensioni e critiche

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  1. Immael scrive:

    questo film mi è piaciuto tantissimo!!!!:-)  [Rispondi]

  2. gterzoli scrive:

    pure io l’ho visto e mi è piaciuto moltissimo!  [Rispondi]

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