
Recensione di Dorian Gray
Trama: Dorian Gray, un giovane di straordinaria bellezza, si è fatto fare un ritratto da un pittore. Ottiene, con un sortilegio, che ogni segno che il tempo dovrebbe lasciare sul suo viso, compaia invece solo sul ritratto. Avido di piacere, si abbandona agli eccessi più sfrenati, mantenendo intatta la freschezza e la perfezione del suo viso. Poiché Hallward, il pittore, gli rimprovera tanta vergogna, lo uccide. A questo punto il ritratto diventa per Dorian un atto d’accusa e in un impeto di disperazione lo squarcia con una pugnalata. Ma è lui a cadere morto: il ritratto torna a raffigurare il giovane bello e puro di un tempo e a terra giace un vecchio segnato dal vizio.
Recensione: Oliver Parker regista del film rimane fedele alla visione gotica del personaggio dandy del romanzo di Oscar Wilde.
Vendere l’anima al Diavolo in cambio dell’eterna giovinezza e bellezza . Sinonimo di godimento e potere. Ecco l’ adimica caduta dell’uomo nel piacere delle cose corruttibili.
La Bellezza è tutto. L’acerbo e sensuale Dorian diventa un perverso e spietato carnefice alla ricerca sempre più turpe della lussuria. Quella lussuria che lo trasformerà in un mostro privo di valori positivi, un rietto della società, un antieroe decadente.
Dorian in fondo non è altro che ogni essere umano che privo di una fede certa non accetta di invecchiare, di morire, non accetta la precarietà della sua esistenza, meglio dare sfogo agli istinti che trovare consolazione in una società che vive solo di superficialità. E’ troppo tardi però redimersi, neanche l’amore può salvare l’uomo dall’abisso della desolazione. La Bellezza allora non è tutto. È la maschera che nasconde il dolore della vita.









