(Grazie a Piergiorgio Ravasio per la recensione e scusaci per il ritardo). Il ristorante Soul Kitchen di Amburgo non è proprio rinomato per la sua cucina raffinata. Nonostante questo i fedelissimi clienti vanno matti delle pietanze che Zinos offre loro, accompagnate dalla buona musica che riecheggia nel vecchio magazzino adibito a luogo di ristoro.
Nadine è la bella e agile fidanzata di buona famiglia, che sta per partire per Shanghai come corrispondente di un quotidiano. Shayn è l’eccentrico chef di un ristorante che viene licenziato in tronco dal suo capo. Illias è il fratello di Zinos, in libertà vigilata per un trascorso poco piacevole. Lucia l’avvenente cameriera che fa breccia nel cuore di Illias.
Aggiungiamoci un funzionario dell’Ufficio Imposte, un Ispettore sanitario, una scuola di ballo, un agente immobiliare senza scrupoli che vuole comprare il ristorante, un potente afrodisiaco in un dessert, una pericolosa partita a poker, un’asta giudiziaria dal finale troppo assurdo, una lavatrice pesante e un’ernia al disco.
Mescoliamo insieme per bene il tutto ed eccoci servito un bel piatto. Tranquilli. Non sono queste le ricette del Soul Kitchen; ma sicuramente sono gli ingredienti di una simpatica, piacevole e divertente commedia che ha strappato lunghi applausi di pubblico all’ultimo Festival del Cinema di Venezia e il Premio Speciale della Giuria alla medesima manifestazione di qualche mese fa. Pellicola insolita per un cineasta dai precedenti di ben altro tenore drammatico, al timone della nave troviamo Fatih Akin. Giovane regista (classe 1973) ma con all’attivo cortometraggi e documentari (“Crossing the bridge” sulla sfaccettata scena musicale turca di oggi), “Ai confini del Paradiso” (anch’esso insignito di numerosi premi) e una svolta internazionale nella sua carriera con il potente e arrabbiato film “La sposa turca” (che gli vale un Orso d’oro al Festival di Berlino). Leggi la continuazione »