
Locandina di Coraline e la Porta Magica
Alzi la mano chi da bambino non ha mai desiderato di poter sfuggire alla noiosa, triste e a volte brutale realtà di tutti i giorni, magari aprendo una magica porticina nota solo a noi, che conduce in un altro mondo mille volte migliore di quello reale. Coraline è una bambina come tante, trascurata dai genitori e che si muove a disagio in un mondo che pare trascurarla e pensare ad altro; ma è fortunata, anche se ancora non lo sa: un giorno infatti, scopre nella nuova casa una piccola porta che la conduce in un mondo parallelo a prima vista identico a quello reale, ma che invece ruota tutto attorno a lei, in cui lei è è davvero protagonista della sua piccola vita, ed è adorata dai genitori e l’idolo di chi la conosce.
Una dimensione piena di dolcezza, sicurezza e colori, in cui Coraline sembra all’inizio vivere felice, finchè non si rende conto che il marcio giace sotto quell’apparente perfezione… Questo delizioso, delicato film cui Henry Selick ha dedicato tre anni della sua vita, se non può non richiamare alla memoria il bellissimo “Nightmare before Christmas” per la tecnica utilizzata e le sue atmosfere a volte cupe, è sicuramente anche una piccola celebrazione del burtoniano “Edward mani di forbice”, in cui grettezza e ipocrita convenzionalismo si nascondevano dietro la facciata edulcorata e perfetta di una coloratissima cittadina. Da apprezzare, oltre alla grafica accattivante e ricca di dettagli (che conserva volutamente tratti cartooneschi, quasi a sottolineare con orgoglio la natura animata del film), alcune “trovate” narrative, come il gatto che fa da guida a Coraline (omaggio allo Stregatto di “Alice in Wonderland” o animale simbolo della libertà, che infatti aiuta la bambina a scappare?), e soprattutto gli inquietanti bottoni che gli abitanti del mondo perfetto hanno al posto degli occhi, che ricordano tanto le bambole di una volta. Bambole che, cresciuti i loro piccoli proprietari ed esaurita la loro fantasia, finivano in soffitta inutilizzate, immobili. Un film da vedere senz’altro, e che spicca insieme a pochi altri, nella solita, banale programmazione estiva.