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Parte del cast di Harry Potter
Sono d’accordo con chi considera questo sesto capitolo della saga assolutamente non all’altezza dei precedenti, anche se il film non può di certo essere considerato pessimo. Soprattutto se visto in lingua originale (il che ha aumentato di un pò – ma solo di un pò – la mia scarsa stima delle capacità di Daniel Radcliffe come attore) e se non si è letto il libro, il film è decisamente affascinante grazie alle solite splendide scenografie, alla bravura degli attori (tra tutti, il magistrale, purtroppo sottovalutato Alan Rickman, capace di dare incredibile spessore a Piton con pochissime battute) e a delle situazioni comiche di cui soprattutto Ron è protagonista.
Purtroppo, le pecche sono tante, e si notano tutte. Troppa attenzione è dedicata non solo ai turbamenti amorosi dei vari protagonisti (e ci piacerebbe vedere meno sbaciucchiamenti e più duelli!), ma anche allo sfoggio esagerato delle pur incredibili magie, reso possibile dall’uso dei magnifici effetti speciali (e ok, risistemare casa con un colpo di bacchetta è fantastico, ma non credo che Harry si stupisca per così poco dopo averne vissute tante…). Momenti preziosi rubati ad una storia già abbastanza mutilata o stravolta da aggiunte palesemente assurde per chi sia amante della saga e conosca un minimo il carattere dei personaggi, soprattutto del protagonista. Leggi la continuazione »
Giornate degli autori – Venice Days (3-12 settembre). 15 anteprime mondiali, 4 opere prime, dodici racconti di finzione e sei documentari, 15 nazionalità rappresentate: tornano le Giornate degli Autori (Venezia, 3-12 settembre). Sono 12 i lungometraggi della selezione ufficiale e tra essi spiccano nomi illustri di autori che hanno fatto la recente storia del cinema ma che quest’anno portano a Venezia opere spiccatamente indipendenti e personali: è il caso di Claude Miller che compone una inattesa coppia col figlio Nathan per firmare la scabra e potente “opera prima” Je suis content que ma mère soit vivante; di Goran Paskaljevic che in Honeymoons riflette tutte le contraddizioni della sua terra, pietra dello scandalo di un’ Europa che cerca vanamente di scordare il passato recente; dell’algerino Merzak Allouache che in Harragas accompagna i suoi “boat people” (vero microcosmo dei mille volti del suo lacerato paese) nella traversata del Mediterraneo verso un impossibile sogno di liberazione; dell’olandese Alex van Warmerdam che con The Last Days of Emma Blank prosegue nella sua personalissima satira sociale sul crinale tra realismo e surrealismo. Al loro fianco esordienti assoluti che amplieranno il panorama di proposte sicuramente interessanti. Manca ancora molto ma ci sembrava giusto valorizzare questa iniziativa.

All’improvviso sul sito internet del Festival internazionale del cinema di Melbourne è comparsa la bandiera cinese. Gli hacker di Pechino si sono introdotti nel sito e lo hanno oscurato. Una mossa per protestare contro gli animatori del Festival che hanno deciso di proiettare un documentario sugli Uiguri, l’etnia musulmana del Xinjiang, nel nordovest della Cina. All’inizio di luglio la rivolta degli Uiguri ha scatenato una violenta repressione cinese che ha provocato circa 200 morti e almeno 1600 feriti. Gli hacker non si sono limitati a piazzare la bandiera della Cina sul sito australiano. Hanno anche fatto apparire frasi con insulti e minacce rivolti a Rebiya Kadeer, leader del Congresso mondiale degli Uiguri. La Kadeer compare nel documentario, realizzato dall’australiano Jeff Daniels, e racconta le condizioni in cui il governo cinese costringe a vivere la popolazione uigura. L’azione clandestina degli hacker è accompagnata da un’iniziativa ufficiale del governo cinese, il quale per ritorsione nei confronti degli organizzatori del Festival ha ritirato quattro film cinesi che facevano parte della rassegna di Melbourne. Rebiya Kadeer viene accusata da Pechino di aver incitato la gente della sua etnia a ribellarsi e quindi sarebbe lei la causa della rivolta scoppiata all’inizio di luglio nello Xinjiang. Lei nega e nel documentario racconta tutta un’altra verità






